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9 Ottobre 2026
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Il Foggia Calcio ritrova il sorriso allo Zaccheria tra entusiasmo e nodi tattici

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Il Foggia Calcio ritrova il sorriso allo Zaccheria tra entusiasmo e nodi tattici

L’analisi di Foggiasport24.com tra cosa va e cosa non va nell’ultima partita del Foggia Calcio vinta contro il Sorrento

Il Foggia Calcio fa finalmente pace con la vittoria e riabbraccia il calore travolgente del suo pubblico tra le mura amiche dello stadio Pino Zaccheria. Sono trascorsi ben centottantadue giorni dall’ultimo successo interno dei rossoneri, risalente al match contro il Trapani lo scorso 29 marzo 2026. Un’attesa estenuante, spezzata da novanta minuti di grande intensità che restituiscono serenità a tutto l’ambiente foggiano.

Si tratta di un successo dalla portata fondamentale, in primis per la classifica del campionato di Serie C, che torna finalmente a muoversi in maniera significativa dopo una fase d’affanno, ma l’impatto più profondo si registra indubbiamente sul piano psicologico: il morale torna a salire vertiginosamente, rinvigorendo sia la piazza rossonera, da sempre focosa e passionale, sia i calciatori, che potenzialmente avrebbero potuto cedere alle pressioni della piazza e dalla mancanza di risultati.

Questo successo rappresenta il miglior viatico possibile per approcciare con uno spirito del tutto rinnovato il proseguimento del campionato. L’auspicio di tifosi è che il Foggia Calcio possa da questo momento in poi inanellare una striscia di risultati positivi costante, elemento indispensabile per connotare e consolidare un percorso di crescita tecnica e caratteriale ancora in piena fase di evoluzione. Ma passiamo ad analizzare cosa ha detto la partita contro l’ex capolista Sorrento. Vediamo cosa a funzionato e cosa no.

Cosa va

Il peso del risultato e l’effetto “Zaccheria”

In cima alla lista delle note liete c’è indubbiamente il risultato finale. Tornare a conquistare i tre punti era una condizione imprescindibile per evitare di smarrire l’autostima e per permettere allo staff tecnico e alla rosa di lavorare con il giusto profitto durante le sessioni d’allenamento settimanali. Vincere aiuta a vincere, ma soprattutto aiuta a ritrovare tranquillità operativa dopo un periodo estremamente complesso e avaro di soddisfazioni.

La vittoria interna, qualora dovesse essere confermata da un ennesimo riscontro positivo nella prossima trasferta, potrebbe fungere da detonatore per una vera e propria ri-esplosione dell’entusiasmo in tutta la città. Lo stadio Zaccheria potrebbe anche poter tornare a somigliare a quel fortino infuocato ammirato in occasione della sentitissima sfida contro il Cerignola, capace di trasformarsi nel dodicesimo uomo in campo.

Difesa a tre blindata e la leadership di Berra

Sul piano squisitamente tattico, la nota più lieta riguarda l’assetto arretrato. La linea difensiva a tre sembra aver garantito una copertura sufficiente e strutturata dinanzi a un avversario d’alta quota che, specie nella prima frazione di gioco, ha ampiamente dimostrato sul campo le proprie credenziali da capolista. I centrali del Foggia Calcio sono stati abili nell’assorbire l’urto e la veemenza delle incursioni dei centrocampisti avversari (rapidi e sguscianti), senza mai andare realmente in affanno.

In questo reparto merita una menzione d’onore la prestazione di Berra. Agendo da vero e proprio perno centrale della retroguardia, non soltanto ha guidato i compagni di reparto con autorità e senso della posizione, ma ha letteralmente dominato nei duelli aerei. A coronamento di una prova maiuscola, Berra ha trovato anche il tempo e la lucidità per spingersi in avanti e siglare la rete che ha stappato il match, confermandosi leader carismatico ed esecutore fondamentale.

Un centrocampo perfettamente assortito

Il terzetto schierato in mediana ha mostrato un’alchimia quasi perfetta, dimostrando come le caratteristiche dei singoli riescano a integrarsi a vicenda:

  • Haoudi: Rappresenta la fonte d’ispirazione e la qualità pura del reparto. In attesa che acquisisca la continuità necessaria e una maggiore autorevolezza per esprimere il proprio talento su tutti i novanta minuti e non soltanto a sprazzi, la sua presenza garantisce imprevedibilità e pulizia di palleggio.

  • Zuccon: Un maratoneta instancabile, guastatore d’eccezione capace di aggredire e disturbare costantemente le fonti di gioco avversarie. Dotato di tempi d’inserimento perfetti negli spazi vuoti, Zuccon si è rivelato preziosissimo anche per le sue accelerazioni palla al piede, in grado di spaccare in due il campo e ribaltare l’azione dalla fase difensiva a quella offensiva.

  • Gallo: È l’elemento di sicurezza a cui la squadra si affida nei momenti di maggiore affanno nella costruzione dal basso. Oltre alle doti di play-maker, Gallo non esita a mettersi al servizio della squadra nei contrasti più duri e nelle situazioni più spinose, uscendo frequentemente vincitore e restituendo ai compagni palloni “ripuliti” pronti per essere gestiti in fase di possesso.

La reinvenzione di Petito e l’incisività sui calci piazzati

Promosso a pieni voti l’esperimento tattico che ha visto Petito agire come quinto di centrocampo. Considerando che il senso del gol non è apparso finora il suo principale fattore distintivo, la sua eccellente falcata e la grande resistenza organica sono state messe a disposizione del collettivo lungo la corsia laterale. Agendo a tutta fascia, Petito riesce a garantire una spinta costante pari a quella che offriva da ala pura, con il vantaggio determinante di attaccare l’area avversaria di rincorsa sfruttando la velocità accumulata, anziché ricevere il pallone da fermo.

Altra svolta tattica rilevante è l’efficacia finalmente ritrovata sulle palle inattive. Il Foggia Calcio è riuscito a sbloccarsi sugli sviluppi di un calcio d’angolo, un’arma tattica cruciale in una categoria spigolosa come la Serie C. A questo proposito si è rivelata azzeccata l’analisi di mister Auteri: schierare contemporaneamente giocatori dal grande impatto fisico come Azarovs, Berra, Di Pasquale, Todisco, Luciani e Ravasio significa seminare il panico nelle aree avversarie, poiché per qualsiasi difesa risulta pressoché impossibile marcare a uomo così tanti ottimi colpitori di testa.

Furia agonistica e lo sblocco di Ravasio

A fare la differenza è stata anche la prova collettiva dell’intera rosa. Pur in presenza di meccanismi non ancora perfetti, i movimenti sono apparsi spessissimo armonici e accompagnati da una grinta feroce, tipica di chi ha fame di vittorie. Questo atteggiamento mentale sarà l’ingrediente indispensabile in ogni singola sfida di questo torneo: se il Foggia riuscirà sistematicamente a pareggiare la foga agonistica delle rivali, potrà far valere il tasso tecnico superiore di cui dispone.

Infine, un passaggio fondamentale riguarda la rete del raddoppio firmata da Ravasio su calcio di rigore. Al di là del brivido provato dai tifosi per la sfera passata sotto la pancia del portiere avversario (che aveva intuito l’angolo), la scelta di affidare la battuta del penalty al centravanti bergamasco è stata azzeccata. Per gli attaccanti il gol è nutrimento vitale; inanellare la seconda rete di fila può rappresentare l’inizio di una striscia realizzativa di fondamentale importanza per il prosieguo della stagione rossonera.

Cosa non va

Luciani-Ravasio

L’analisi dell’operato della coppia d’attacco composta da Luciani e Ravasio ha richiesto una riflessione approfondita. Fino all’ultimo la redazione si è interrogata in quale area sarebbe stato meglio inserire i due bomber. Per sacrificio, abnegazione ed efficacia avrebbero pienamente meritato la nota di merito tra le cose che…”vanno”. Sebbene la loro prestazione non sia stata affatto negativa, si è scelto di inserire l’intesa dei due elementi tra le cose suscettibili di miglioramento, proprio in virtù dell’enorme potenziale inespresso che i due possiedono. E del quale, forse, nemmeno loro si rendono effettivamente conto.

I due terminali offensivi sono strutturalmente molto simili dal punto di vista fisico, ma presentano caratteristiche tecniche nettamente distinte: Ravasio sa giocare spalle alla porta, sa far salire la squadra e ha più visione della porta. Luciani sa dialogare con i compagni e attacca molto di più la profondità. Caratteristiche complementari, quindi.

Durante il match, però, è capitato troppo spesso di vedere i due attaccanti appiattiti sulla medesima linea orizzontale. Per fare un salto di qualità, Ravasio e Luciani devono imparare a disporsi in verticale: l’uno ad allungare le maglie della difesa avversaria attaccando lo spazio profondo, l’altro a venire incontro per offrire la sponda e far salire il baricentro della squadra. Come amava ricordare la leggenda rossonera Vittorio Cosimo Nocera — uno che di reti se ne intendeva eccome — “quando le lepri da marcare sono due, per il cacciatore diventa un problema scegliere quale mettere nel mirino”.

La gestione dell’entusiasmo nella piazza rossonera

L’entusiasmo a Foggia rischia da sempre di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Se è stato ammirevole l’operato della società e dello staff nello schermare e ovattare il gruppo squadra durante il recente momento di crisi, oggi diventa indispensabile non lasciarsi ubriacare da una singola vittoria.

La serenità ritrovata va goduta, ma con la consapevolezza che il campionato è ancora lunghissimo. In una piazza calda che tende a passare con disarmante facilità dalle stelle alle polveri, mantenere i piedi ben saldi a terra rappresenta l’unico antidoto contro i cali di concentrazione.

La coperta corta del 3-5-2 e l’esubero sulla trequarti

Infine, emerge un nodo di natura puramente tattica legato all’adozione del 3-5-2. È innegabile che la virata verso questo modulo abbia ridato compattezza alla squadra, serrando le fila e ostruendo ogni varco alla manovra della capolista. Tuttavia, questo abito tattico porta con sé una complicazione strutturale non indifferente per la gestione dell’organico.

La rosa del Foggia Calcio vanta in organico ben sette calciatori con caratteristiche da trequartista o mezza punta: Oviszach, Panico, Haoudi, Merdji, Del Sole, Petito, Touré. Eccezion fatta per Haoudi (in grado di ricoprire con profitto anche il ruolo di mezzala), resta da decifrare quale collocazione possano trovare questi elementi all’interno di uno schema rigido che non prevede la figura del trequartista o dell’ala offensiva.

Le opzioni sul tavolo sono fondamentalmente due: o si prosegue sulla strada del 3-5-2 chiedendo a questi interpreti un rapido adattamento nei ruoli di seconda punta o di interno di centrocampo, oppure si dovrà passare per un ulteriore avvicendamento tattico. Lo stesso Auteri ha dichiarato nel post-partita: “Non è detto che lo riproporremo sistematicamente”. Non rimane che attendere i prossimi impegni ufficiali per capire quale assetto definitivo assumerà la compagine rossonera.

Foto: Federico Antonellis

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