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18 Ottobre 2026
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Foggia Calcio, Oltre l’amarezza dello Zaccheria: analisi di un derby che insegna a crescere

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Foggia Calcio, oltre l’amarezza dello Zaccheria: analisi di un derby che insegna a crescere

Il fischio finale di un derby porta con sé un’eco pesante, capace di ingigantire le emozioni e di rendere ogni risultato un verdetto assoluto. E’ vero, la sconfitta interna per 0-2 patita ieri dal Foggia Calcio contro l’Audace Cerignola brucia in maniera particolare. Fa male per la rivalità sportiva, fa male per la classifica, ma fa male soprattutto per il palcoscenico in cui si è consumata: davanti a oltre 10.400 tifosi rossoneri che avevano trasformato lo stadio Pino Zaccheria in un catino ribollente di passione, speranza e ritrovato orgoglio.

Vedere gli spalti di Viale Ofanto gremiti in ogni ordine di posto e sentire l’energia di una piazza intera pronta a spingere la squadra ha reso il finale ancora più amaro e difficile da digerire per tutto il popolo rossonero.

Tuttavia, l’analisi sportiva non può e non deve esaurirsi nella reazione di pancia o nel banale riassunto del tabellino. Cedere alla superficialità di un giudizio affrettato basato unicamente sul risultato numerico sarebbe l’errore più grande che l’ambiente possa commettere in questo momento. Nel calcio, e in special modo all’inizio di una stagione che segna una cesura netta con il passato, le partite vanno sezionate con lucidità.

C’è un’analisi ben più profonda da fare, capace di scindere i difetti strutturali e tattici emersi durante i novanta minuti dalle basi reali su cui poggia il nuovo corso. Comprendere cosa non ha funzionato non significa bocciare il percorso del Foggia Calcio, ma dotarsi delle chiavi di lettura giuste per analizzare il presente e costruire il futuro.

COSA NON VA

ANSIA – Per comprendere lo 0-2 casalingo bisogna partire innanzitutto dal fattore mentale e dall’approccio alla gara. Per la prima volta dall’inizio del nuovo corso, la squadra del Foggia Calcio si è trovata a fare i conti con l’impatto imponente e travolgente di uno stadio completamente pieno. La smania viscerale di vincere, la fretta di regalare una notte da incubo agli avversari e da sogno ai propri sostenitori per suggellare la festa con i tre punti, ha finito per giocare un brutto scherzo dal punto di vista nervoso.

TATTICA – L’approccio è stato contratto e, quando il Cerignola ha trovato il gol lampo nelle prime battute di gioco, la partita ha smesso di seguire il canovaccio tattico preparato durante la settimana. Di fronte a un avversario che si è immediatamente barricato a protezione del vantaggio, il Foggia ha reagito con la pancia e non con la testa. La foga di voler pareggiare subito ha prodotto un primo tempo disordinato, lento nella circolazione di palla e del tutto prevedibile, favorendo il raddoppio degli ospiti e rendendo la scalata ancora più impervia.

MODULO – Dal punto di vista strettamente tattico, è emersa la fragilità di un centrocampo a tratti troppo leggero. Il modulo 4-2-3-1 varato da mister Gaetano Auteri rappresenta un rischio calcolato: un assetto a forte vocazione offensiva che richiede tuttavia una condizione atletica impeccabile e uno spirito di sacrificio totale da parte di tutti gli interpreti. Nel derby, invece, lo schieramento ha mostrato crepe evidenti. Con il solo Andrea Gallo nella prima frazione di gioco (e Mamadou Coulibaly nella ripresa) a provare a fare da diga solitaria in mezzo al campo, la linea mediana del Foggia Calcio è stata costantemente saltata. Le transizioni negative hanno esposto la squadra ai velenosi contropiede del Cerignola, rimasto padrone degli spazi centrali ogni qual volta riconquistava la palla.

CARATTERISTICHE – A questo problema di filtro si lega a doppio filo la questione relativa alle caratteristiche della linea difensiva. L’idea di gioco di Auteri prevede un Foggia proiettato in avanti, deciso a pressare alto e ad alzare il baricentro per soffocare la manovra avversaria. Questa scelta tattica comporta fisiologicamente la concessione di metri preziosi alle spalle dei difensori.

Tuttavia, due centrali come Berra e Parisy, pur essendo elementi di assoluto valore e spessore fisico nel corpo a corpo e nei duelli aerei, soffrono tremendamente quando vengono portati a difendere in campo aperto per una naturale mancanza di spunto veloce sul breve e sul lungo. È stato precisamente in quei corridoi spalancati che l’attacco ofantino ha affondato i colpi più pericolosi, sfruttando le ripartenze che hanno messo in costante affanno la retroguardia rossonera.

INESPERIENZA – Non va poi dimenticato l’inevitabile dazio pagato all’inesperienza. Giocare davanti a oltre diecimila persone con la maglia del Foggia Calcio pesa, porta sulle spalle una responsabilità differente rispetto a qualsiasi altro contesto di categoria. Per diversi elementi della rosa, quella di ieri è stata la primissima vera prova del fuoco di fronte a un pubblico di tali dimensioni. Calciatori come Smeraldi, Parisy e Touré sono giovani alle prime esperienze tra i professionisti; pretendere da loro una gestione impeccabile dei momenti di massima pressione emotiva sarebbe ingiusto e irrealistico. L’impatto con la realtà dello Zaccheria richiede un periodo di adattamento che soltanto il minutaggio e il lavoro quotidiano potranno completare.

ATLETICA – Infine, merita una menzione l’ingombrante valore dell’avversario. In questo primissimo scorcio di campionato, l’Audace Cerignola si è rivelato probabilmente il cliente peggiore possibile, persino più ostico da affrontare rispetto a corazzate blasonate come la Salernitana o il Catania. La formazione gialloblù è una squadra ‘di gamba’, estremamente fisica, atletica e allenata a ritmi elevati, capace di far correre la palla con rapidità. Gli ofantini hanno scientificamente messo in difficoltà un Foggia Calcio apparso comprensibilmente ancora a corto di preparazione sul piano della reattività e del ritmo gara (due settimane di ritardo nella preparazione si sentono), evidenziando quella differenza di brillantezza che in partite così tirate finisce per fare tutta la differenza del mondo.

SCELTE – Facciamo una premessa: col senno del poi sono tutti bravi. E’ vero, ma qualche perplessità va espressa anche sulle scelte di formazione e a partita in corsa del tecnico. Contro un Cerignola così fisico sarebbe stato lecito partire con due mediani di interdizione, per offrire una diga più robusta alle loro offensive. Nell’intervallo hanno lasciato il campo Touré (il più positivo con tutti i suoi limiti) e Gallo (l’unico argine) a favore di un 4-2-4 che ha visto gli esterni Panico e Petito di molto in ombra. Ma se il tecnico ha operato in questo senso, sicuramente ci sarà un perché valido.

COSA VA

SEMPRE PERICOLOSI – Nonostante il quadro a tinte fosche dipinto dalla sconfitta, la disamina della partita offre spunti ed elementi estremamente positivi da cui ripartire con convinzione. Analizzando la prestazione nel suo complesso, va evidenziato come, persino nella sua peggior serata di questo inizio di stagione, il Foggia Calcio sia stato capace di costruire una mole di gioco offensivo impressionante. I rossoneri hanno tirato a ripetizione verso la porta avversaria, creando numerose palle gol: magari non tutte limpidissime o frutto di manovre avvolgenti, ma pur sempre occasioni concrete.

SALVATAGGI – La squadra ha visto salvare sulla linea di porta due palloni a portiere battuto e ha tremato al suono della traversa colpita da Luciani. Con un pizzico di fortuna e di precisione in più negli ultimi sedici metri, se fosse entrato anche solo uno di quei palloni, lo Zaccheria si sarebbe riacceso di un entusiasmo travolgente e, nel finale, la spinta dei diecimila avrebbe potuto indirizzare la sfida verso un esito completamente diverso.

CRESCITA – Un altro fattore determinante su cui riporre massima fiducia riguarda l’inserimento dei nuovi acquisti arrivati nelle battute finali del calciomercato. Calciatori del calibro di Mario Ravasio, Federico Zuccon e Ferdinando Del Sole (che non ha giocato) hanno svolto pochissimi allenamenti con i compagni prima di questa sfida. Pretendere che potessero risultare già decisivi o perfettamente integrati negli automatismi di Auteri, specialmente in un contesto così tatticamente e nervosamente complesso come quello di un derby, era semplicemente impossibile. Il loro progressivo inserimento nell’undici titolare garantirà nuova qualità, cambio di passo e soluzioni tattiche indispensabili per far compiere al Foggia Calcio il salto di qualità atteso.

AMORE – La nota più bella e consolante della serata resta tuttavia la risposta straordinaria degli spalti. L’entusiasmo travolgente che si è creato attorno alla squadra non deve essere scalfito da una serata storta. Questo gruppo, composto da tanti elementi giovani e inserito all’interno di un progetto societario e sportivo di fondamentale importanza, ha bisogno di essere protetto e sostenuto dall’ambiente proprio nei momenti di difficoltà. Se si isola il dato del risultato finale, ieri il Foggia Calcio ha prodotto più azioni da gol e più volume di gioco di quante se ne fossero viste nell’intero scorso campionato. La strada tracciata sotto il profilo dell’identità e della propositività è quella corretta.

REALISMO – Infine, occorre fare un’operazione di verità e di sano realismo: il Foggia Calcio non ha l’obbligo di vincere il campionato a tutti i costi. Bisogna ricordare da dove si è partiti e quale fosse la situazione fino a pochissimi mesi fa. Questa squadra è, a tutti gli effetti, una società ‘miracolata’ che sta faticosamente ed entusiasmante risalendo la china dopo anni complicati e travagliati, culminati con la ripartenza dai dilettanti della Serie D e con la necessità di rifondare da cima a fondo ogni singola struttura.

Ricostruire un club e una cultura sportiva implica mettere con pazienza, lucidità e costanza un tassello sopra l’altro, giorno dopo giorno, senza farsi prendere dall’isteria collettiva. In questo lungo percorso di rinascita, perdere una partita – anche se si tratta dell’amaro derby di Capitanata – fa parte del naturale processo di crescita. L’importante è che questa caduta serva da lezione per comprendere gli errori commessi, correggere i difetti di gioventù e riprendere il cammino con ancora più determinazione e consapevolezza.

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