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16 Ottobre 2026
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Foggia Calcio: gioco e occasioni ci sono, ma il digiuno dal gol frena la corsa

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Foggia Calcio: gioco e occasioni ci sono, ma il digiuno dal gol frena la corsa

Cosa va e cosa no va dopo la partita del Foggia Calcio contro il Savoia, l’analisi di Foggiasport24

Il pareggio a reti bianche contro il Savoia lascia in dote allo stadio Pino Zaccheria un carico pesante di rimpianti. Il Foggia Calcio ha offerto una prestazione sul piano del gioco nettamente superiore a quella degli avversari, creando i presupposti per sbloccare il match e portarsi a casa l’intera posta in palio, senza però riuscire a trovare la stoccata vincente. Il risultato allunga così l’astinenza da vittorie casalinghe  (l’ultima contro il Trapani lo scorso Marzo) e, soprattutto, conferma una sterilità offensiva che comincia ad appesantire il cammino rossonero.

L’ultima marcatura risale infatti al 1′ di gioco della sfida contro la Salernitana, firmata da Luciani durante la seconda giornata di campionato: un digiuno che dura ormai da quattro partite consecutive, per un totale complessivo di 359 minuti senza reti.

COSA NON VA

FINALIZZAZIONE – Nel declinare l’analisi del momento attuale del Foggia Calcio, emergono diverse criticità che impediscono alla squadra di raccogliere quanto seminato. Il problema primario risiede nella fase di finalizzazione: l’enorme mole di lavoro prodotta dal collettivo non viene concretizzata a causa di scelte sbagliate negli ultimi metri, imprecisioni tecniche al momento del tiro o dell’ultimo passaggio e per una quota di sfortuna. A incidere in maniera determinante è la precaria condizione fisica dei due punti di riferimento avanzati.

Entrambi hanno bisogno di lavorare almeno una settimana piena con i propri compagni. Mario Ravasio, pur disponendo delle qualità per lavorare spalle alla porta e attaccare l’area, non è riuscito a garantire le sponde per far salire la squadra e nemmeno a tenere palla per qualche secondo, per permettere ai compagni della difesa  di respirare e  agli uomini di attacco di fare densità in area avversaria. Con l’ingresso di Pierluca Luciani, anch’egli a mezzo servizio al rientro da un infortunio, si è visto un piccolo passo in avanti in termini di pericolosità. L’attaccante ha cercato con determinazione il dialogo faccia alla porta con i compagni, ma con le polveri ancora bagnate ha finito per sprecare un’ottima palla gol.

APPANNAMENTO – Le difficoltà del Foggia Calcio non si fermano tuttavia alla sola linea d’attacco e chiamano in causa l’incisività dei singoli. La prova di Haoudi si è attestata al di sotto delle sue reali potenzialità: in una linea mediana tutta forza e polmoni composta da interpreti come Zuccon, Gallo e Coulibaly, sta a lui garantire gli strappi verso la porta avversaria, le giocate in grado di creare superiorità numerica e i filtranti decisivi per spedire le punte davanti al portiere.

Quando il classe 2001 non viaggia al cento per cento, la manovra perde inevitabilmente di efficacia. Un discorso analogo vale per Panico, i cui segnali di crescita sono incoraggianti, ma dal quale ci aspettiamo un ulteriore step che possa portarlo, per classe e balistica di cui dispone , a diventare una freccia fondamentale nello scacchiere tattico di mister Gaetano Auteri.

INDIVIDUALISMI – A questo si aggiunge un evidente eccesso di individualismo nelle fasi cruciali di gara. Emblematico l’episodio capitato nel primo tempo a Federico Zuccon: il centrocampista ruba palla con caparbietà a metà campo, salta due avversari in dribbling in bello stile e punta l’area di rigore. Dopo cinquanta metri di corsa palla al piede, arrivato al limite, perde la lucidità necessaria e tenta la conclusione personale. Ne viene fuori una conclusione debole, calciata con il fiatone, che non  impensierisce il portiere. E se avesse avuto la freddezza di scaricare a un compagno in area? Cosa sarebbe successo una volta creata una così palese superiorità numerica.

Scelte individuali analoghe, che avrebbero meritato maggiore altruismo per sfruttare la superiorità numerica, si sono viste anche nelle giocate di Petito e Gallo. Soprattutto il primo, talvolta, ha esagerato nel tentare di condurre palla, anche in frangenti di partita e zone di campo molto difficili.

DISTANZE – Infine, l’assetto tattico evidenzia momenti di eccessiva distanza tra i reparti. Il calcio proposto dai rossoneri è per natura dispendioso, fatto di ritmi elevati e pressione costante. Contro un Savoia aggressivo e orientato ai duelli a uomo, il centrocampo rossonero ha perso la sua reattività dopo 40 minuti di corsa intensiva, sfilacciandosi poco prima dell’intervallo e concedendo praterie centrali ai campani. Se vuole sostenere questa identità, al netto dell’amalgama e della condizione atletica da consolidare, la squadra non può mai prescindere dall’essere corta, compatta e feroce nella riaggressione una volta persa la sfera. Qualità che può sfoggiare solo se si muove da squadra, compattando i reparti.

COSA VA

IL GIOCO – Non mancano comunque gli spunti positivi su cui costruire il futuro del Foggia Calcio. La produzione di gioco resta il fondamentale rassicurante: pur con qualche imprecisione di troppo nell’ultimo passaggio, la squadra costruisce tantissimo, garantendo in una sola partita un volume di occasioni nettamente superiore a quello visto, ad esempio, nell’intera stagione scorsa. La svolta passerà inevitabilmente dal pieno recupero dei due centravanti.

Ravasio garantisce presenza in area, fiuto del gol e un fondamentale lavoro di sponda per favorire l’inserimento dei compagni, mentre Luciani offre mobilità, aggressività sulla profondità e capacità di legare i reparti. Due profili complementari e preziosi che la piazza attende al massimo della forma.

SOLIDITA’ RITROVATA – Notevoli passi avanti sono stati compiuti anche in fase difensiva. Archiviato l’errore-orrore commesso a Monopoli, quando il Foggia ha subito gol a difesa schierata e con i centrali a debita distanza dagli avanti baresi, mister Auteri ha chiaramente registrato il reparto arretrato. Le prestazioni di Seck e Berra contro il Savoia sono andate ampiamente sopra la sufficienza. A questo ha contribuito anche la tipologia dell’avversario. A differenza delle sfide con Cerignola e Monopoli, dove gli attaccanti veloci avversari avevano attaccato la profondità in campo aperto, mettendo in difficoltà la struttura fisica rossonera, contro i marcatori di stazza del Savoia come Scotto, Nepi e Yeboah, la prestazione di forza di Berra e l’aggressività dell’ex Roma Seck hanno dominato i duelli individuali senza correre rischi. Quasi perfetti.

TRASCINATORE – Una menzione speciale la merita la prova maiuscola di Federico Zuccon. Il centrocampista ha dimostrato la caratura del giocatore di categoria superiore per quantità, facilità di corsa e qualità delle giocate. Ha recuperato un numero industriale di palloni, si è proposto negli inserimenti e ha tentato più di una volta la conclusione a rete, vedendosi murare un tiro (tra i tanti) che avrebbe meritato migliore fortuna. Nello scacchiere tattico di Auteri, Zuccon rappresenta l’interprete perfetto per il 4-3-3: una mezzala di strappo e inserimento, capace di esaltarsi in una linea a tre dove può aggredire gli spazi, mentre risulterebbe sacrificato in un centrocampo a due. Ah, se avesse anche fatto un gol con il Savoia, di che prestazione staremmo parlando?

FIDUCIA – Infine, un segnale determinante arriva dall’ambiente. Nonostante il malumore per la vittoria mancata, lo Zaccheria ha accompagnato i ragazzi con gli applausi a fine gara. Il pubblico ha dimostrato di comprendere le potenzialità di questo nuovo corso, confermando fiducia a un gruppo che finora ha raccolto molto meno di quanto seminato. Con un briciolo di cinismo in più, la classifica dei rossoneri avrebbe un volto decisamente diverso, considerando i punti lasciati per strada tra Cerignola, Salernitana e Monopoli.

Il pareggio con il Savoia non va dunque disdegnato, ma deve rappresentare il mattone da cui ripartire per inanellare una striscia di risultati utili consecutivi, permettendo all’organico a disposizione di Auteri di acquisire la consapevolezza necessaria per esprimere tutto il suo reale valore. L’obiettivo non è solo vincere, è innanzitutto cercare di non perdere più. Il filotto di risultati farà il resto e porterà in dote tante vittorie.

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