7 Febbraio 2026
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“L’alba di un giorno infinito”, un flashback, una citazione e un auspicio per il Foggia Calcio

“L’alba di un giorno infinito”, un flashback, una citazione e un auspicio per il Foggia Calcio

 

“L’alba di un giorno infinito”. Questa è una semplice frase che potrebbe essere il titolo ideale per riassumere queste ore di calcio (non giocato) a Foggia, con il passaggio del club nelle mani di Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto. Una frase, quella nell’incipit, che sembra essere allo stesso tempo un auspicio, una citazione e un flashback. Ma in primis bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Le parole sono mutuate da uno striscione apparso in Curva Sud allo Zaccheria il giorno di Foggia-Triestina 5-1, partita in cui i rossoneri celebrarono il ritorno in Serie A nel 1991.

CITAZIONE – Bandiere dappertutto, entusiasmo, voglia di identificarsi nella propria squadra del cuore. C’era tutto questo in quel giorno di maggio di inizio anni Novanta. Foggia ribolliva d’amore per i propri colori e non vedeva l’ora di presentarsi la domenica allo Zaccheria per chiudere con un sorriso una settimana di lavoro. Allo stadio bisognava presentarsi tre, quattro ore prima del fischio d’inizio per trovare posto al centro degli spalti. Il cuore batteva al ritmo dei tamburi degli sbandieratori, che entravano sul terreno di gioco per intrattenere il pubblico, mentre lanciavano in aria bandiere da prendere al volo sotto lo sguardo divertito dei bambini.

Dal 1991 al 2026 il passo è lunghissimo. Non c’è la Serie A da festeggiare, ma una salvezza in Serie C da artigliare con le unghie, i denti e tutte le energie disponibili. Non ci saranno trentamila spettatori, ma, forse, è tornato quel sentimento “patrio” verso la propria squadra del cuore. Dall’ufficialità della notizia del passaggio del club rossoneri ai foggiani è scattato il tam tam mediatico sui Social. Dai 400 spettatori di qualche settimana fa si tornerà, probabilmente, a parlare di migliaia di tifosi sugli spalti nella gara di domenica contro il Giugliano. Ieri sembra una data distante vent’anni. Oggi un bene da vivere. Domani un futuro da conquistare.

FLASHBACK – Viaggiamo ancora indietro nel tempo. Dal 2026 torniamo indietro al 1986. Quaranta anni di distanza intercorrono tra l’inizio dell’era di Don Pasquale Casillo e l’inizio dell’avventura (che i tifosi sperano possa diventare una nuova era) del figlio Gennaro (assieme al socio Giuseppe De Vitto). Quaranta anni esatti. In entrambi i casi i club venivano da stagioni difficili, per certi versi tormentate dal punto di vista sportivo. Il club dell’allora presidente Lioce, nonostante gli sforzi generosi, evitò la retrocessione dalla Serie con un pizzico di fatica a dispetto di un organico di primissimo livello.

Quest’anno, invece, come tutti sanno, si è reduci da un playout vinto con il brivido e da sei mesi di campionato a dir poco altalenanti, con una posizione di classifica preoccupante. Da un lato, quindi, si può parlare di condizioni di partenza simili, dall’altro a necessariamente evidenziata l’ulteriore difficoltà di Gennaro e Giuseppe, costretti a portare in porto una barca in balia dei flutti della categoria.

Un’altra curiosità è legata al numero 14. Il 14 luglio del 2010, infatti, don Pasquale rilevò dagli otto soci il club nella sua seconda (ma più difficile) avventura allo Zaccheria e il 14 gennaio 2026 Gennaro ha chiuso l’acquisto del club.

AUSPICIO – Coincidenze, numeri, fato… Cose che mettono i brividi e lasciano volare la mente su vette di romanticismo, ma che al contempo non devono portare fuori strada. Sia chiaro, oggi e per sempre, il passato è fondamentale, non va dimenticato e va preservato, soprattutto per una piazza che, come Foggia,  lo può vantare. Dal passato bisogna imparare sempre… ma non per copiare. Dal passato bisogna trovare la chiave per costruire il proprio futuro. Un futuro tutto di Casillo e De Vitto, che costruiranno con le loro mani e che porteranno avanti costruendo la loro personalissima pagina nella ultra centenaria storia del Foggia.

Allora ecco che “l’alba di un giorno infinito” è pronta a sorgere. Quanto in alto arriverà, non si sa, ma a sorreggerla sembrano esserci, oltre a Gennaro e Giuseppe, anche il tessuto sociale della città. Imprenditori (con le loro sponsorizzazioni), tifosi organizzati e gente comune. Da quanto tempo non si remava tutti dalla stessa parte?

Foto: Ernesto Tufo e Giuseppe Panniello, Casa della Fotografia

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Domenico Carella