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25 Maggio 2022
Foggia Calcio

Un brasiliano 41 anni dopo Cinesinho. Cronistoria di esordienti (o quasi) alla guida del Foggia Calcio

Un brasiliano 41 anni dopo Cinesinho. Cronistoria di esordienti (o quasi) alla guida del Foggia Calcio

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]A[/dropcap] distanza di quarantuno anni il Foggia Calcio ha nuovamente un allenatore brasiliano. Dopo Sidney Colonia Cunha detto “Cinesinho”, ecco Alessandro Faioli Amantino, detto “Mancini”. Sarà lui, infatti a guidare il club rinato sotto la gestione dell’imprenditore sardo Roberto Felleca.

Trentanove anni appena festeggiati (lo scorso 1 agosto), una carriera da calciatore spesa con le maglie di Roma, Inter, Venezia e Milan, affondando sulla fascia con eleganza e potenza. Mancini, esordiente su una panchina di calcio, è il secondo allenatore brasiliano alla guida del Foggia. Tanti gli intrecci storici e le curiosità correlate alla centenaria vita del club. Proviamo a guardare cosa è successo in passato.

FLOP SUDAMERICANO

La storia dell’unico predecessore brasiliano non invita all’ottimismo. Nella stagione 1978-1979 il Foggia è in Serie B e la dirigenza pensa a Cinesinho per la guida della prima squadra. Per il brasiliano di Rio Grande si tratta della vera prima esperienza da tecnico (altra analogia) dopo la fugace apparizione sulla panchina del Vicenza (1975-1976). Da calciatore aveva vinto uno Scudetto e una Coppa Italia con la Juventus in tre campionati disputati. Da elegante mezzala non si è però trasformato in un altrettanto grande allenatore. La sua scelta, infatti, combaciò con una pesante retrocessione in Serie C del club. La carriera di Cinesinho poi toccò Forlì in Serie C (due stagioni, una buona, l’altra culminata con un esonero), il Palmeiras e le giovanili del Modena, dove ha anche allenato il giovane Luca Toni. Iniziare la carriera da allenatore non è mai facile perché bisogna smettere i panni del calciatore (spesso egoista) e cominciare a pensare a tutto il gruppo e leggere situazioni dentro e fuori dal campo. Iniziare la carriera a Foggia, poi, è un’impresa per pochi eletti. Ci sono stati esempi di esordienti, con fortune alterne.

QUASI ESORDIENTI

Pasquale Padalino, foggiano doc, sedette sulla panchina del Foggia per la prima volta nel 2012, con la ripartenza dalla Serie D. Una parentesi giunta dopo una ventina di partite alla guida della Nocerina in Serie C2. Per lui un doppio salto di categoria (ripescaggio e promozione).

Stessa situazione per Roberto De Zerbi che nel 2014 accetta di guidare dopo la fugace esperienza in Eccellenza sulla panchina del Darfo Boario. Una carriera partita a razzo e oggi giunta in Serie A a Sassuolo. Per lui con il Foggia una finale playoff persa e una Coppa Italia Lega Pro vinta.

Nel 1974, dopo una breve parentesi con Nereo Rocco alla guida del Milan, il Foggia affida l’incarico di tecnico a un giovane Cesare Maldini. L’ex difensore della Nazionale conquista il primo anno la salvezza in Serie B, ma non riesce a gestire lo spogliatoio nel campionato successivo, quello con obiettivo promozione. A metà stagione la dirigenza lo sostituisce con Roberto Balestri che conquista una strepitosa promozione in gran rimonta. La carriera professionale di Maldini, e non c’è bisogno di sottolinearlo, ha toccato il suo vertice alla guida delle Nazionale U21 e maggiore.

Esordiente o quasi era anche Vincenzo Marsico, foggiano doc, ex calciatore del Foggia. Inizò ad allenare l’Incedit, seconda squadra cittadina, per poi passare all’U.S. Foggia nel 1949, diventando a più riprese il tecnico del club ed uno degli allenatori più presenti della storia.

ESORDI DA DIMENTICARE (O QUASI)

Quella dello Zaccheria è stata la prima panchina anche per Giuseppe Giannini. Il “principe” venne scelto da Coccimiglio per guidare il Foggia post fallimento nel 2004-2005. A metà stagione, però, arriva l’esonero per i risultati poco brillanti. Contro la Reggiana, alla prima di ritorno, in panchina va il presidente Coccimiglio, aiutato da Stroppa (ai tempi calciatore) e arriva una vittoria clamorosa. Nel 1997-1998 l’altro esordiente è Domenico Caso. Dopo aver guidato le formazioni Primavera di Lazio e Fiorentina, l’allenatore accetta l’offerta di Giovanni Galli (all’epoca direttore sportivo) e passa alla guida del Foggia Calcio. Viene esonerato alla 23esima giornata per poi ritornare alla 29esima, senza evitare la retrocessione in C1.

Stesse origini per Valter Bonacina, scelto da Casillo nel 2011 per il dopo Zeman. L’allenatore bergamasco aveva alle spalle solo campionati di settore giovanile. Viene esonerato dopo risultati altalenanti e sostituito da Stringara. Poi, a un mese dal termine del campionato, ritorna a Foggia e conquista la salvezza in extremis. Non fu fortunato neanche il foggiano Lorenzo Mancano, passato dalla Primavera del Foggia alla prima squadra in un momento critico del club. Arrivò l’esonero tra mille problemi societari.

Esordiente era anche Leandro Remondini, ex calciatore di Milan, Lazio e Napoli. Iniziò la carriera da allenatore a Foggia nel 1954, sostituendo l’ungherese Kovacs. Il Foggia, all’epoca in IV Serie, arrivò settimo in campionato, senza particolari sussulti. Non fu fortunato Pietro Andreoli, che a Foggia inizia ad allenare con il duplice ruolo di allenatore-giocatore. Il difensore con i gradi di tecnico iniziò il campionato di Serie B (girone C), per poi essere sostituito da Raffaele Costantino, senza che il club evitasse la retrocessione. Allenatore-giocatore è stato anche Severino Rosso. Il centrocampista di Vercelli ha guidato il Foggia dal 1927 al 1929, conquistando il 4° posto nella Prima Divisione Sud e 3° nel Campionato Meridionale.

La storia e la cabala, fino ad oggi ha raccontato questo. Toccherà ad Amantino Mancini invertire la rotta per un progetto che ha alla sua base, per quanto dichiarato dalla dirigenza in sede di presentazione della stagione, la voglia e l’intenzione di risalire in tempi stretti in Serie C.

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