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18 Maggio 2022
Foggia Calcio

Patino: “Io, emigrato, dispiaciuto per i tifosi. La società del Foggia Calcio dovrebbe…”

Patino: “Io, emigrato, dispiaciuto per i tifosi. La società del Foggia Calcio dovrebbe…”

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]C’[/dropcap]è poco dafare. E’ più forte di lui. L’amore è talmente tanto grande che non si può tenere a freno l’impeto delle emozioni, che sgorgano come un fiume in piena. Ciccio Patino è stato il capitano del Foggia. Ha regalato la prima vittoria in Serie A ai rossoneri (Foggia – Mantova 1-0, testa vincente e gol segnato a Zoff). Oggi, nella sua Lido di Venezia, segue con ansia le sorti del suo unico grande amore calcistico. “Ve lo dico subito. Mi sento un emigrato. Di quelli costretti ad andar via da Foggia per mancanza di lavoro. E’ successo tanto tempo fa, quando smisi di giocare. E sapete, perché l’ho già detto mille volte, che mai avrei voluto andare via. Scappai di notte per non piangere. Oggi sono preoccupato per il Foggia”.

Terzultimo in classifica e a rischio retrocessione diretta, dopo le sconfitte esterne con Venezia e Cremonese e il pareggio interno contro il Livorno. “Perdonatemi se posso sembrare un po’ vecchio. Ma io ho l’esempio dei grandi presidenti del passato. Rosa Rosa o Fesce. Prima non si cambiava allenatore tre volte in una stagione. Il presidente sedeva in panchina con il tecnico, lo invitava due volte a settimana (almeno) a cena per confrontarsi. Voleva conoscere i calciatori, farli sentire importanti e addirittura, come nel mio caso, li consigliava sul futuro. In questo modo si creava una famiglia. E la famiglia porta i risultati. I presidenti di oggi dovrebbero fare un corso d’aggiornamento per imparare queste cose”.

Il confronto su ogni aspetto era alla base di tutto. Una pacca sulla spalla in più in caso di sconfitta, una critica in caso di vittoria. “Rosa Rosa parlava con il tecnico e con alcuni di noi anche quando vincevamo. Voleva capire dove migliorare”. E aggiunge: “E’ inutile cambiare tre volte allenatore. Ognuno deve cominciare da zero e chi capisce di calcio sa quanto è difficile. I presidenti non servono solo per pagare…”.

Il boccone, amarissimo, è quello di una squadra sul punto di retrocedere, tenuta a galla dai risultati altalenanti delle avversarie e dalla matematica. Ma negli occhi del capitano di Pugliese c’è sempre la gara di Venezia. “E’ il simbolo di quel momento. Lì ho visto una squadra lenta ma anche molle. Una squadra che non c’è… quasi rassegnata. Ed è un dispiacere soprattutto se si pensa a quanti tifosi al seguito porta con sè. Pensate, io ho scattato una foto della curva con il mio telefono e ogni tanto la guardo. Incredibile. E che cori. In un momento come questo rivaluto quello che abbiamo fatto noi negli anni Sessanta. Ho sempre creduto di aver fatto il minimo. Invece, forse, abbiamo fatto qualcosa di più del minimo”.

In conclusione un auspicio malinconico. “Vorrei ricevere buone notizie in questo finale di campionato. Ma sono consapevole che sarà difficile… Ai tifosi del Foggia dico che siete grandi e meritate tanto. In questo momento è difficile aggiungere altro. Avrei voglia di venire a Foggia, fermarmi in piazza e sventolare la bandiera rossonera…”.

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