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22 Maggio 2022
Foggia Calcio

Shalimov: «Non mollate e resterete in B. Mi piacerebbe allenare il Foggia Calcio»

Shalimov Foggia Calcio

Shalimov, l’uomo “alto e robusto” arrivato dalla Russia: «Forza non mollate e resterete in B. Mi piacerebbe allenare il Foggia Calcio»

Il direttore Domenico Carella ha intervistato Igor Shalimov, ex centrocampista del Foggia Calcio, stella del centrocampo di Zemanlandia: “Mi ispiro al gioco di Zeman, un grande uomo”

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]U[/dropcap]na sola stagione con la maglia del Foggia Calcio. Solo pochi mesi ma sufficienti all’ex nazionale russo Igor Shalimov per ritagliarsi un posto nel cuore dei tifosi. Trentatré presenze e nove reti in Serie A nel 1991-1992, in una squadra che, da neopromossa, stravolse la visione del calcio in Italia guidata dal tecnico Zdenek Zeman. Una turbine di calcio offensivo, libero dai freni inibitori dei tatticismi, conosciuto come «Zemanlandia».

E Shalimov era uno dei perni di quel centrocampo. Alto e snello, dotato di tecnica sopraffina e di un sinistro preciso e potente. Appese le scarpe al chiodo, oggi Shalimov ha iniziato la carriera di allenatore con alcune esperienze maturate in Russia. Lo scorso 2 febbraio ha compiuto 50 anni, un’occasione buona per fare un nostalgico tuffo nel passato con il direttore di Foggiasport24.com Domenico Carella che lo ha intervistato. Foggiasport24.com

Cosa ha pensato quando nell’estate del 1991 ha saputo dell’interesse del Foggia Calcio?
«La prima cosa che mi è venuta in testa è stata: questa è l’Italia, la Serie A. E a quei tempi era il campionato più importante d’Europa, dove giocavano grandi calciatori italiani e gli stranieri più forti del mondo. Ho deciso subito di accettare. Sono venuti due dirigenti da Foggia, abbiamo trovato l’accordo ed abbiamo parlato di come giocava la squadra: palla a terra, velocità e passaggi corti. Mi hanno detto che cercavano tre stranieri. Avevano già preso Petrescu e volevano due russi: Shalimov e Kolyvanov». Foggiasport24.com

Qual è stato il primo impatto con Foggia e con la squadra?
«Sono arrivato a Roma e con il presidente Casillo siamo andati in ritiro con la squadra in montagna (Campo Tures nda). Mi hanno assegnato la camera con Alessandro Porro, che mi ha aiutato molto ad ambientarmi. Subito dopo sono venuti a salutarmi tre giocatori. Petrescu che incredibilmente era arrivato due settimane prima ma già parlava perfettamente italiano, Signori e Baiano. Per me non è stato facile all’inizio perché non parlavo italiano e parlavo male l’inglese. Ma i ragazzi mi hanno aiutato. Era un buon collettivo ed al primo allenamento ho capito che c’erano buoni giocatori e che la squadra giocava proprio come mi avevano detto i dirigenti a Mosca». Foggiasport24.com

Che squadra era quel Foggia?
«Sicuramente una squadra straordinaria, perché nessuna squadra giocava in Serie A un calcio così. Palla a terra, passaggi non più lunghi di quindici – venti metri e tre o quattro giocatori che attaccavano andavano sempre alle spalle i difensori avversari. Avversari che diventavano matti perché questo modo di giocare durava tutta la partita. Guardavamo poco dietro (alla fase difensiva nda), andavamo sempre avanti. E poi il Foggia Calcio non mollava mai. Ricordo le partite in cui perdevamo 3-1 e poi riuscivamo a pareggiare. “Zero a zero” o “uno a zero” non era un risultato da Foggia. “Tre a tre”, “quattro a quattro”, “cinque a due”, “otto a due”… questi sì che erano risultati da Foggia. Era divertente guardare quella squadra, faceva spettacolo. Per gol fatti eravamo secondi dietro al Milan (campione d’Italia nda), però anche per gol subiti eravamo secondi…». Foggiasport24.com

Qual è stato il suo rapporto con Zeman?
«Bisogna fare una premessa. Sono arrivato a Foggia dopo aver giocato metà campionato in Russia. Poi giocavo con l’Under 21 e la Nazionale, oltre ad aver fatto tante partite nelle coppe europee. Ho risposato tre giorni ed è subito iniziato il campionato in Italia. Ero un po’ stanco e, diciamo così, un po’ nervoso ogni tanto. Con il tecnico non c’è stato un rapporto facile, almeno da parte mia, ma lui era sempre tranquillo. Incredibile. Se perdevamo o vincevamo era sempre tranquillo. Adesso è passato tanto tempo ma posso dire che Zeman è un grande uomo e un grande allenatore. Le mie squadre cercano di giocare come la sua. Palla a terra, verticalizzazioni e tanto ritmo (guardare il segmento finale della video intervista per vedere come gioca il Krasnodar di Shalimov nda)». Foggiasport24.com

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Qual è stata la partita e il gol più bello con la maglia del Foggia?
«La partita più bella a Napoli. Perdevamo 3-1 contro quel Napoli che era una grande squadra, con grandi giocatori. Ho segnato io il secondo gol e Beppe Signori il terzo. Pareggiammo 3-3. Per me è stata la miglior partita fatta a Foggia. Non è facile andare in trasferta, perdere 3-1 e poi riuscire pareggiare a pochi minuti dalla fine. Il gol più bello, invece, l’ho fatto a Bari, nel grande derby di Puglia. Abbiamo vinto 3-0 ed ho segnato il secondo gol da trenta metri». Foggiasport24.com

Che ricordo ha dello Zaccheria e dei tifosi?
«Sono grandi i tifosi del Foggia. Noi giocavamo bene, facevamo spettacolo ma lo spettacolo lo facevano anche i tifosi del Foggia. C’era un coro per ogni giocatore: “È venuto dalla Russia, l’ha mandato Gorbaciov, lui è alto e robusto e si chiama Shalimov”(recita quello dedicato a lui nda). Grandi tifosi. Bellissimo, erano in 25.000 ad ogni partita». Foggiasport24.com

Qual è stato il momento più bello della sua carriera e, qualora ci fosse, il suo rimpianto?
«Nella vita ci sono tanti momenti belli, tanti momenti brutti. La vita è così, devi andare sempre avanti e non piangere mai. Io la penso così». Foggiasport24.com

Ha continuato a seguire il Foggia in questi anni?
«Ogni tanto seguo la classifica, vedo dov’è il Foggia. So che è terzultimo a 31 punti, ma ci sono da giocare ancora tante partite e non bisogna mollare. Speriamo che vada tutto bene». Foggiasport24.com

Ha da poco compiuto 50 anni. Oggi qual è il sogno di Igor Shalimov?
«Un giorno vorrei allenare lo Spartak Mosca, perché è la mia squadra. Sono di Mosca, lì ho giocato da piccolo ed è l’unico club dove ho giocato in Russia. E poi… vorrei diventare l’allenatore del Foggia Calcio. È chiaro che c’è un allenatore adesso e forse non è corretto, però mi hai chiesto qual è il mio sogno… ed è quello di lavorare in Italia in quella che è stata la mia prima città italiano e la mia casa». Foggiasport24.com

Come saluta i tifosi del Foggia che ricordano ancora le sue giocate e i suoi gol?
«Li saluto tutti, siete grandi e vi auguro di stare vicino alla squadra sempre. Forza Foggia». Foggiasport24.com

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