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16 Aprile 2024
Foggia Calcio

Per la serie… “I profili di Foggiasport24”, ecco Denis Tonucci, l’acrobata di un credo unico

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]C[/dropcap]osa mi ha spinto a scegliere Foggia? Il progetto della società e la passione di una città che vive il calcio come un credo unico. La gente di Foggia mi sta sorprendendo. Ti fa sentire giocatore vero”. Così parlava Denis Tonucci da Pesaro (ma pugliese per parte di mamma) lo scorso 20 febbraio in conferenza stampa.

Un soldato dalla giubba sporca del sangue della lotta. Come quella che gli valse la maglia di Ibra dopo un Ajaccio-PSG in cui non fece toccare palla al mostruoso Slatan. Quella casacca di prestigio doveva finire a Mutu a cui il centravanti svedese l’aveva promessa, poi però Ibra rese onore al centrale dallo sguardo intenso e dalla chioma reazionaria facendogli i complimenti (dopo averlo “gratificato” con una gomitata in partita!) e scambiando con lui la tenuta di gioco.

Erano i tempi dei progetti esteri, dei sogni di Bundes o Premier (un torneo che sembra cucito addosso a Denis), delle sfide in salsa transalpina e dell’intesa con il funambolico portiere messicano Ochoa. A distanza di qualche anno, Tonucci continua a ruggire, a schiumare combattività: i suoi avversari non si chiamano più Cavani, Lavezzi o Falcao ma Caputo, Di Carmine e Caracciolo. Il suo mantra però non è mutato: sudore e fatica. E se ci scappa, pure qualche capolavoro.

Come la rete che ha stregato ieri lo Zaccheria, una mezza rovesciata acrobatica e plastica su cross di Gerbo: “Sono stato fortunato e bravo”, ha detto nel post partita, quasi irridendo una prodezza che resterà negli annali del football rossonero e nei cuori di una torcida che ha imparato ad amare l’ex Bari: “Picchia per noi Denis Tonucci”, cantava all’unisono la Curva quando il ragazzo che aveva iniziato da piccolo con il pattinaggio artistico ha reso omaggio al suo popolo: “Fa piacere avere questo pubblico, fa piacere il coro simpatico che mi hanno dedicato. Vuol dire che qualcosa di positivo si è fatto. Sono tifosi riconoscenti, per noi sono il massimo”.

Tonucci è un capitano coraggioso e generoso, come Jack Sparrow interpretato dal suo attore preferito Johnny Depp; è uno che se non avesse fatto il calciatore avrebbe voluto indossare la divisa da poliziotto, un difensore che ha tratto linfa ispirativa da Fabio Cannavaro, il suo idolo, campione del mondo in Germania alla stregua di Alberto Gilardino. Che ieri non ha giocato contro il Foggia ma che se fosse entrato in campo avrebbe battagliato volentieri con lui. Il nuovo xodó dello Zaccheria, il volto spurio dell’aggressività.

Almeno sul terreno di gioco, perché fuori Denis è un papà dedito totalmente ai suoi figli. Ai quali insegnerà che “(…) se non ci si prova non capita”. Lui ci ha provato ed è andata bene. Talmente bene che – siamo sicuri – se il suo vecchio “amico” Ibra avesse assistito al suo eurogol lo avrebbe poi punzecchiato dicendogli: “Facile fare una rovesciata in area, io ci sono riuscito da centrocampo!” Ad maiora…

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