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9 Settembre 2026
Foggia Calcio

Quarant’anni fa ci lasciava Tommaso Maestrelli, un Maestro per tutti noi…

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[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]N[/dropcap]on ho mai conosciuto Tommaso Maestrelli di persona. Non l’ho mai incrociato nemmeno allo stadio. Ero troppo piccolo, ero un imberbe ragazzino che coltivava il sogno del pallone. Da sempre. Non ho conosciuto il Maestro ma è nei miei cromosomi. Come è in quelli di tutti coloro che hanno visto scorrere lacrime nel cielo biancoceleste di Roma.

È dentro di me per quella foto, ora ripiegata, forse sgualcita, che campeggiava sulla parete del garage di mio padre. Nella nostra casa, in provincia, a un tiro di schioppo dalla Capitale. Era affissa lì, come un omaggio al tempo che fugge via lontano e non torna più. C’erano gli eroi della vita e del tormento.

C’era Giorgio, il condottiero. C’era Cecco, il biondo. L’anima nordica anche di uno storico Foggia. C’era Gigi, il pilota… e poi il Garlasca, che si alza la mattina al rintocco delle campane della chiesa di Vidigulfo, il suo paese. C’era Vincenzino, oh come duole ancora il posteriore offeso dalle pedate di Chinaglia a San Siro quel lontano 17 marzo del 1974. C’era una squadra che era una banda, ma soprattutto c’era lui, il Maestro.

Daje Aquilotti, nun se po’ sbaja’… su c’è er Maestro che ce stà a guarda’”. L’omaggio del cantore della lazialità, il compianto Aldo Donati, è presente nell’inno più amato da chi porta l’aquila sul petto. Non ho mai conosciuto Tommaso Maestrelli, il male lo ha stroncato troppo presto perché potessi glorificarne le gesta con la sciarpa al collo, attraversando il viale della Farnesina per giungere alla Curva Nord dello stadio Olimpico.

Un male che ha poi riunito in cielo la sua famiglia quasi al completo, un male che ha colpito anche il medico sociale di quella banda di indemoniati, Renato Ziaco. Lui l’ho conosciuto; era piccolino certo, ma ricordo il suo studio dove andai più di una volta. Mi occorreva un plantare e il professor Ziaco era un luminare nel campo ortopedico. Era un amico di Tommaso Maestrelli, il Maestro che quarant’anni fa ha salutato con garbo e se n’è andato.

Ma io oggi lo voglio ricordare felice, con quegli occhi profondi e quello sguardo da dolce papà. Lo voglio ricordare, oramai lontano da Roma, nella città che ha dato i natali ai miei figli, qui a Foggia, dove Tommaso impaginò ricordi e nostalgie. E lo voglio ricordare così, immaginandolo lassù con un taccuino in mano, a spiegare a San Pietro i segreti del più moderno dei giochi antichi, il calcio. Il calcio di Tommaso Maestrelli, il Maestro di tutti…

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