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7 Agosto 2022
Attenti a quei 2 Blog Foggia Calcio

Foggia, ecco il Catania del Monaco di Tibet(te) e di un portiere che ipnotizza i rigoristi

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]I[/dropcap]n principio era Pietro Lo Monaco, poi divenne Monaco di Tibet(te)… Monaco Montecarlo, Bayern Monaco e Gran Prix Monaco. Tutto merito di José Mourinho, che si gabbò dell’allora AD del Catania irridendolo sul nome e chiedendogli pure i “danni”: “Se qualcuno Monaco vuole essere conosciuto perché parla di me mi deve pagare”. Un “must” per tossici da Special One, un’occasione ghiotta per noi per iniziare il blog dedicato al Catania, prossimo avversario del Foggia allo Zaccheria.

E sì perché si scrive Catania ma si legge, anzi si legge di nuovo, Pietro Lo Monaco. “Attenti a quei due” lo ha puntato senza indugio alcuno. Non può essere altrimenti dato che a quattro anni dal burrascoso addio al club rossazzurro, quando lo stesso era ancora in serie A, quello che fu eletto miglior dirigente della stagione 2008/09 è di nuovo al timone del sodalizio etneo.

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Lo Monaco è tornato a Catania dopo quattro anni

È tornato per riportare la sua creatura in «A» (in 4/5 anni al massimo, secondo quanto da lui stesso dichiarato), là dove le sue trovate geniali (chi non ricorda la cessione di Martinez alla Juve per 12 milioni di euro!) l’avevano mantenuta per otto anni consecutivi, consentendole – tra l’altro – la costruzione del centro sportivo Torre del Grifo, un gioiello di bellezza ed efficienza. Per farlo ha dovuto seppellire l’ascia di guerra con il patron Pulvirenti da lui definito come “rinsavito dopo quattro anni di oblio”.

Una vita spesa nel calcio quella di Lo Monaco, partito come osservatore dell’Udinese di Pozzo e poi protagonista assoluto soprattutto in Sicilia con Palermo, Messina e ovviamente Catania. Una figura carismatica, una vera stella dietro la scrivania, come lo è sul palcoscenico la nipote Eleonora Abbagnato, l’Etoile dell’Opéra di Parigi. Nessuna vocazione al gossip però, in quanto Pietro Lo Monaco ci interessa solo per le intuizioni che continua a collezionare: l’ultima, quella che ha portato in Sicilia Matteo Pisseri, il vero “fuoriclasse” della compagine rossazzurra.

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Il numero uno del Catania Matteo Pisseri

Al solo nome, che si pronuncia con l’accento sulla “i” iniziale, il tifoso foggiano trema. Balbetta ansie e maledice il 14 novembre 2015, quando allo Zaccheria andò in scena il paradigma più atroce di quella che sarebbe stata poi la stagione dei satanelli: Foggia-Monopoli 0-2, un match stregato con i rigori falliti da Sarno e Iemmello. Chi fece la “macumba” fu proprio Matteo Pisseri da Parma, il cui preparatore Ermes Fulgoni (lo stesso di Buffon) lo ha allevato a pane e Gigi (il suo idolo): da quel dì novembrino, il nome di Pìsseri incute terrore nel sempre più sfibrato popolo rossonero.

Reattivo e dotato di ottimo fisico, Matteo è considerato da molti il miglior portiere del girone: con il Lecce (2-0) è stato battezzato “saracinesca”; dopo lo 0-0 di Andria “paratutto”; nell’1-1 interno con il Fondi “colui che ha evitato la sconfitta”; a Matera (0-0) si è mostrato in versione extralusso, concedendosi anche il “vezzo” di provocare un rigore, che poi Infantino ha spedito sul palo, ipnotizzato proprio dal numero uno etneo (che nel passato torneo neutralizzò anche un penalty di Calil, oggi suo compagno).

Ecco perché Matteo Pisseri merita l’altro occhio vigile di “Attenti a quei due”. Del resto non è un caso se il Catania ha la retroguardia meno battuta del torneo con appena 7 gol al passivo, solo due di questi subiti in trasferta dove ha collezionato 5 pareggi su 5 con tre «0-0». Numeri casuali? Non direi, perché il tecnico Pino Rigoli ha impostato la sua squadra con un 4-3-3 solo all’apparenza offensivo, che nell’ultimo impegno con la Paganese era così articolato:

Pisseri
Djordjevic
Bergamelli
Drausio Gil
Di Cecco
Mazzarani
Bucolo
Biagianti
Barisic
Paolucci
Di Grazia

Un modulo interpretato in maniera prudente che non piace alla piazza, la quale accusa l’ex guru agrigentino di “provincialismo”. Il suo credo è: difesa (occhio a Dario Bergamelli da Alzano Lombardo, il paese di Beppe Signori), corsa, improvvisazione e magari un colpo… Di Grazia. Al secolo Andrea Di Grazia, canterano rossazzurro, 4 reti sinora e una tripletta da urlo al Messina.

Per parlare di lui aspettiamo il ritorno, sempre che resti a Catania perché intorno al giovane talento c’è “(…) grande fermento”, come ha detto proprio Lo Monaco. Che da qualche anno non è più Pietro, ma Monaco di Tibet(te), Monaco Montecarlo, Bayern Monaco, Gran Prix Monaco… Obrigado José, valeu!

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