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12 Giugno 2024
Foggia Calcio

Colacone: «Il Bari ha tutto da perdere. Foggia impara da Burgnich…»

Dopo diciotto anni di attesa sarà di nuovo derby. Le strade di Bari e Foggia torneranno a incrociarsi in una magica serata di agosto. L’ultima volta che si erano guardate negli occhi era l’8 giugno 1997. L’ultimo gol rossonero al Bari porta la firma di Roberto Colacone. L’ex bomber di San Donato Milanese, appese le scarpe al chiodo, torna a parlare di quella gara, dolce ricordo nella sua lunghissima carriera di calciatore.

Foggia – Bari, 81′ minuto…cosa le viene in mente?
«Il mio gol. Bellissimo… Lo custodisco tra i miei ricordi più cari. In quella stagione realizzai solo gol in trasferta. Sbloccarmi allo Zaccheria e segnare davanti ai miei tifosi in un derby mi ha dato sensazioni ineguagliabili».

Il suo gol pareggiò quello del momentaneo vantaggio di Ventola. Ricorda la dinamica?
«Certo. Bettoni scese sulla fascia destra e mise al centro una palla tesa. Io pensai subito di anticipare Montanari in tuffo. Sono stato bravo, davvero un bel gol».

Ricorda anche l’esultanza?
«Sì, purtroppo (ride nda). Simulai il “trenino” del Bari sotto la curva dei Baresi. Ero giovane e probabilmente oggi ci penserei un po’ prima di rifarlo».

Quel derby passò alla storia anche per una decisione dell’arbitro Collina. La ricorda?
«Come potrei dimenticarla, fu un caso unico in Italia. Al ritorno in campo dopo l’intervallo i due portieri non riuscivano a raggiungere le rispettive porte per le intemperanze delle curve avversarie. Un arbitro normale avrebbe sospeso la partita, invece il grande Collina ci sorprese ordinando di far giocare ai portieri entrambi i tempi nella stessa porta. Ricordo la mia preoccupazione nei giorni successivi. Temevo che la gara non venisse omologata o che ci fosse la sconfitta a tavolino. Una simile decisione mi avrebbe sottratto il gol realizzato nel derby. Per fortuna prevalse il buonsenso».

Lei il derby lo ha giocato. Come lo descriverebbe a chi non l’ha ancora vissuto?
«Il derby è adrenalina allo stato puro, è una partita sentitissima, carica di attese e passione. L’ultimo, poi, aveva un carico di tensione in più perché affrontavamo un Bari molto forte, lanciato verso la Serie A. Ricordo Ingesson e Doll a centrocampo, Ventola in attacco e Fascetti in Panchina. Loro avrebbero potuto festeggiare la promozione allo Zaccheria, ma in campo c’eravamo anche noi…».

Anche quel Foggia, però, aveva nomi importanti. Su tutti quello dell’allenatore Burgnich. Cosa vi ha detto prima di entrare in campo?
«Il mister aveva una grande qualità: riusciva a trasferirci determinazione e tranquillità. Noi eravamo molto tesi, sentivamo il derby, ma lui riuscì a scioglierci e a motivarci a dovere».

Di quella squadra facevano parte anche Beppe Di Bari e Pino Brescia, oggi rispettivamente ds e allenatore in seconda del Foggia Calcio. Si aspettava per loro una carriera simile?
«Assolutamente sì. Già allora erano due grandi capitani, dei simboli per impegno e comportamento all’interno dello spogliatoio. Avevano personalità. Nel calcio di oggi mancano elementi simili. Le nuove regole hanno sminuito l’importanza e l’autorevolezza dei “vecchi”. Oggi è più difficile rimproverare un giovane».

Poi c’era Mancini…
«Già… conservo nel cuore il suo ricordo. A modo suo era uno che negli spogliatoi si faceva sentire. Spesso senza neanche parlare, bastava un suo sguardo per capire che avevamo sbagliato».

Passando all’attualità, da questo Bari – Foggia di Tim Cup cosa c’è da aspettarsi?
«Sarà una bella partita. Tra le due il Bari è la squadra che ha tutto da perdere, perché milita in una categoria superiore ed ha ambizioni importanti. Il Foggia non deve avere paura, deve presentarsi al San Nicola con entusiasmo. Mentalmente liberi. Andare a bari dev’essere qualcosa di stupendo, un sogno. Un po’ come ci insegnò Burgnich».

Colacone a distanza di diciotto anni segue ancora il Foggia?
«Ovviamente sì, l’ho sempre seguito. Non potrei fare altrimenti, mio padre è originario di Panni».

Quale ruolo potranno ritagliarsi i rossoneri nel prossimo campionato?
«Tutti mi parlano bene di De Zerbi e il gioco che esprime il Foggia dimostra che si tratta di complimenti meritati. La squadra esprime un bel calcio e quest’anno parte con una base di calciatori ben consolidata e con un carico di entusiasmo importante. Certo, vincere nel calcio non è mai facile, ma ci sono i margini per sognare».

Nella foto il ritaglio de La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 giugno 1997

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Domenico Carella