DI PEPPINO BALDASSARRE – Salvate almeno l’onore, almeno quello dalla gara col Messina in poi. Salvate la faccia persa a Catanzaro e questo fa ancor più male della sconfitta. Il FOGGIA da trasferta non c’è più. Si allunga la collezione: Martina, Melfi, Savoia, Catanzaro, al peggio non vi è mai fine. Tutti, tranne qualche mosca bianca, hanno disprezzato il punto di Cosenza senza sapere che, un pareggio esterno, è sempre oro che luccica. Ad averceli i pareggi esterni, laddove abbiam perso, vivremmo un’altra situazione. Il calcio però non si fa nè con sè, nè con ma, nè tampoco con i primi venti minuti a Catanzaro con possesso sterile ed improduttivo di palla. Tanti angoli sciupati finchè, alla prima palla inattiva, Mounard non ha colpito la traversa ed alla seconda Rigione, probabilmente in posizione irregolare, non ha trafitto Narciso. Sì, proprio Narciso che puntava al terzo posto in quanto il quarto non dava sufficienti garanzie. Poi si è ripetuta la situazione di Potenza 2009. Angolo per il FOGGIA, contropiede della squadra di casa e raddoppio. A parte il fatto che Russotto ha fatto vedere a Cavallaro come si fa, il grande De Zerbi, il miglior tecnico emergente di tutta la Lega Pro si è ritrovato ad essere un Porta&Pecchia qualunque. In seguito, la partita è finita quando, ad inizio ripresa, ben due palloni pericolosissimi mandati in area giallorossa non sono stati sfruttati a dovere dagli attaccanti rossoneri.
Difficile analizzare queste due sconfitte, difficile capire dove si è sbagliato, difficile sapere il perchè. Forse il motivo è semplicissimo: il FOGGIA è imploso, un po’ come il Bisceglie di due anni fa. Il FOGGIA di De Zerbi, che si fondava sull’alto rendimento di Gigliotti e Potenza, non c’è più. Gigliotti ha avuto una piccola involuzione, Potenza sembra annebbiato. Agostinone, invece, dà l’impressione di aver bevuto una pozione magica ad inizio stagione ed ora paga la fine dell’effetto benefico di quella pozione. E’ tornato ad essere l’Agostinone allenato da Padalino. Il solo Bencivenga dà l’impressione di correre ma corre a vuoto. A centrocampo paghiamo la lungodegenza di Gerbo, con Quinto sempre più lento, impacciato ed indeciso. L’indecisione è dovuta al fatto che i compagni non si smarcano a dovere. L’attacco passa inopinatamente dalle stelle alle stalle. Pochi rifornimenti decenti, è vero ma in due trasferte raccolti punti zero e calci d’angolo a favore circa una ventina: qualcosa non và. Mala tempora currunt ma, nonostante ciò, il FOGGIA và ringraziato ed elogiato perchè è in obiettivo salvezza. Vincendo col Messina, sarebbe solo l’Aversa a darci l’ultima settimana di matematica preoccupazione. Messina significa Lo Monaco. Lo conosciamo, ne sa una più del diavolo e l’anno scorso vinse a FOGGIA. Almeno la faccia và salvata, almeno il motore và riavviato.
Si potrebbe ipotizzare che, vincendo sempre in casa e vincendo gli scontri diretti in trasferta, si può tornare in corsa per gli spareggi. Ma siamo seri e sinceri con quale forza si andrebbero a disputare? Il carburante sta finendo, la panchina è corta. De Zerbi ha evitato ai suoi il ritiro punitivo, quattro giorni dopo essersi accollato responsabilità non sue. Forse l’unica via di uscita non è una riunione plenaria nell’aula magna dello spogliatoio, no, stavolta basta uno sgabuzzino: Di Bari, De Zerbi e Teresa devono confrontarsi almeno per un’ora e poi uscire di lì con la soluzione adeguata per riprendere il cammino, per salvare la faccia e l’onore di una stagione. Suggerimenti non ve ne sono: a loro l’onere di salvare il nostro onore.
