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CLICCA QUI e aggiungici alle Fonti Preferite di Google sul Foggia CalcioUn ragazzo come tanti con un desiderio non da tutti: “Parare un rigore a Vidal al “San Paolo” di Napoli. Uno stadio simile mi trasmette sensazioni particolari”.
Non male questo Alessandro Piacenti, estremo difensore della Vigor Lamezia, classe 1992, che sembra come il vino: migliora anno dopo anno.
Non parlategli di bere, vi darebbe una risposta poco simpatica. Non è amante del nettare degli dei e si sfoga dopo la partita in base al punteggio finale: “Se perdiamo, pasta in bianco. Mentre se si vince mi diverto con risotti e pizza”.
Ci sono tutti gli ingredienti per un giovane di successo ed anche in questo caso Alessandro ti gela subito: “Rimango con i piedi per terra, guardando al presente in primis. Il futuro dipende da me”.
In questa intervista esclusiva il numero uno dei calabresi, nato a Narni il 24 agosto del 1992, si è lasciato andare a delle confessioni extracalcio, dimostrando un grado di maturità maggiore rispetto all’età che ha.
Alessandro, intanto partiamo dal presente: di ritorno da Martina non avevate le vertigini a guardare la classifica?
“No, quello no dai! Siamo contenti di quello che stiamo facendo. Credo che si stia tramutando sul campo il duro lavoro che abbiamo iniziato quest’estate in ritiro. Sono tre punti che ci avvicinano al nostro traguardo che rimane la salvezza. Sono arrivati sul terreno di una diretta concorrente e la cosa ci rende orgogliosi”.
Sette partite di campionato e una sola sconfitta.
“Contro la Salernitana. Una sconfitta che brucia ancora, arrivata a pochi minuti dalla fine”.
Come ti sono sembrati i granata?
“La Salernitana ti dà l’impressione di poterti punire da un momento all’altro. Ha dei giocatori capaci di cambiare il corso di una partita: se con noi ci ha pensato Calil, lo stesso è successo nel derby contro l’Aversa. Entrano due giocatori e da una possibile sconfitta arrivano tre punti. Magari dal punto di vista estetico – come calcio giocato – non sono il massimo, però finché vinci hai sempre ragione”.
Domenica contro il Catanzaro al “Guido D’Ippolito” e mancherà (causa squalifica) Stefano Del Sante.
“Sicuramente l’assenza di Stefano peserà. Ha iniziato il campionato in maniera positiva: gioca bene, è in fiducia, si muove molto sul campo. Si notava dal ritiro che quest’anno sarebbe stato un altro Del Sante e quindi ci mancherà il nostro punto di riferimento. Fortuna che abbiamo delle alternative valide”.
Restando nel reparto avanzato, la società in estate ha ingaggiato Antonio Montella e Umberto Improta: entrambi retrocessi la scorsa stagione con Aprilia e Arzanese. La voglia di rivalsa di alcuni elementi dopo una stagione negativa può essere la molla per questo inizio di campionato importante della Vigor Lamezia?
“Spesso si pensa che un ragazzo che retrocede non è pronto per una nuova avventura. Non spetta a me giudicarli, ma questi sono giocatori che hanno giocato da sempre in questi campionati e ne conoscono le insidie. La loro determinazione e il loro contributo possono essere la base per farci fare quel tanto agognato salto di qualità”.
Fabrizio Di Bella si è rotto il crociato anteriore del ginocchio destro e questo gli costerà almeno cinque mesi di stop forzato. La società è corsa ai ripari acquistando Liberato Filosa. Come procede l’inserimento dell’esperto difensore nel vostro gruppo?
“Filosa è arrivato in un gruppo consolidato e la sua esperienza ci sta aiutando. Anche lui come gli altri è uno abituato a giocare certi campionati e le partite non le sente più di tanto. Contro il Foggia è entrato a freddo, però contro il Martina ha disputato un’ottima partita. Permettetemi di fare gli auguri a Fabrizio per il suo infortunio: lo aspettiamo presto in gruppo”.
Hai detto di Filosa che non sente molto le partite. Tu invece?
“Sinceramente ora mi sono anche calmato. Fino a uno o due anni fa le sentivo maggiormente. Ho imparato con il passare del tempo a gestire la tensione e l’adrenalina. Questo non significa che non ci sia, ma facendo un ruolo particolare, se non ci fosse dovrei cominciare a preoccuparmi. Cosa succede nei prepartita? Nulla di particolare, ma voglio il meglio da me stesso e cerco di caricarmi per essere al top nei novanta minuti”.
Per un portiere il fatto di arrivare scarico mentalmente può essere un vantaggio?
“Come ti dicevo prima: per un portiere uno degli aspetti fondamentali è la lucidità. Credo che arrivare a questi eventi con non troppa ansia sia già un ottimo risultato”.
Il pericolo è il mio mestiere: è il motto di ogni portiere?
“Noi sappiamo che il destino di una gara dipende anche da noi. Se si sbaglia un passaggio o una parata, è difficile che un compagno possa rimediare. E’ il bello e il brutto allo stesso tempo. E’ un ruolo che ti responsabilizza, ma ti regala anche delle soddisfazioni quando riesci a fare al meglio il tuo dovere”.
Di te si dice che sei un ragazzo molto serio e ligio al dovere. Avrai anche tu i tuoi momenti da scapestrato?
“Sì, ma come tutti credo. Non bevo, però dopo la partita mangio tantissimo”.
Mangi in base al risultato?
“Capita questo: se vinciamo mi concedo dei risotti e la pizza”.
Se invece perdete?
“Mangio pasta in bianco. Un po’ come lo stato d’animo”.
Quando torni a Narni (dove Alessandro è nato, ndr), quale piatto – che prediligi maggiormente – ti prepara la mamma?
“La pasta al forno”.
La tua ragazza viene spesso a vederti?
“Non viene spesso, perché da Narni a Lamezia ogni volta è una sfacchinata. Quest’anno è venuta contro il Foggia. Per fortuna non mi sento solo: viene lei, ogni tanto scende anche la mia famiglia e qualche volta vengono anche gli amici. Ci vediamo spesso con gli affetti più importanti. E’ normale che tornare a casa aiuti a raffreddare le emozioni e ricaricarsi”.
Il rapporto con i social network come lo vivi?
“Negli ultimi tempi mi sono allontanato da questo tipo di comunicazione. Penso che sia più bello tornare a parlare con la gente che non tramite un social network”.
Una paura che non sei ancora riuscito a superare?
“Penso che sia quella di perdere un proprio caro. Al di là delle piccole paure quotidiane”.
Come portiere, invece, si dice di te che nelle uscite pecchi ancora?
“Lo ammetto. Ci sono vari modi nell’interpretare i ruoli: potrei uscire di più, però il tempo dell’uscita penso di averlo. E’ una questione caratteriale, ci sto lavorando, però sotto questo aspetto mi sento tranquillo”.
Altro tuo difetto è il rinvio dal fondo.
“Hai ragione! E’ fin dalle giovanili che mi porto avanti questo problema. Purtroppo quest’estate, in ritiro, ho avuto dei problemi fisici che non mi hanno consentito di poter migliorare questo fondamentale del mio ruolo. Ho un obiettivo: entro la fine di questa stagione devo capovolgere questa carenza”.
Un portiere a cui ti ispiri?
“Fino a qualche anno fa il mio idolo era Julio Cesar, mentre oggi uno che mi piace è Samir Handanovic. E’ un portiere che lavora molto di testa e nel mio piccolo cerco di carpirne i segreti”.
All’estero?
“Tim Krul: protagonista ai quarti di finale del mondiale contro la Costarica, entrando ad un minuto dalla fine dei supplementari”.
Mi sembra di capire che fai il tifo per l’Inter?
“Si era intuito? (ride, ndr)”.
Domenica scorsa una brutta sconfitta contro il Cagliari.
“Giocando spesso ci può stare di perdere contro chiunque. Mettiamoci anche il fatto che siamo rimasti in dieci fin da subito e la partita poi si è irrimediabilmente compromessa”.
Con i rigori parati com’è il tuo rapporto?
“Tra i professionisti ancora nulla. E’ un nodo che ho dentro: mi piacerebbe molto. Finora contro di me ne hanno sbagliati tre: quando ero a Foligno due volte, mentre quest’anno è successo con l’Aversa Normanna”.
A chi ti piacerebbe parare un rigore all’angolino?
“Vorrei trovarmi in uno stadio come il “San Paolo” di Napoli, contro Vidal che nel frattempo è passato ai partenopei”.
Si dice che avessi un debole, sportivamente, per il tuo ex preparatore dei portieri della Vigor Lamezia, Alessandro Quarta.
“Ho instaurato con lui un ottimo rapporto. Con lui abbiamo vissuto la promozione e il legame va oltre il calcio Ancora oggi ci sentiamo. Se mi dà dei consigli? No, ha altro a cui pensare (attualmente allena i portieri della Torres, ndr)”.
L’attualità vi vede pronti a giocare domenica il derby contro il Catanzaro al “D’Ippolito”. Una partita molto sentita dai tifosi lametini.
“E’ un’altra partita che ci deve avvicinare al nostro obiettivo che come ho avuto modo di dire prima è la salvezza. Domenica è una partita importantissima contro un avversario ostico, in più è un derby: lo giochiamo in casa e sarà bello poter presentarsi con una classifica simile al cospetto di una grande squadra come è lo stesso Catanzaro. Se finora abbiamo dato il 100%, domenica daremo il 110%”.
Come ti senti cambiato dalla scorsa stagione ad oggi?
“L’anno scorso, quando sono arrivato alla Vigor, venivo da Ascoli dove non ho giocato quasi per niente per tanti motivi. Non è facile integrarsi in un ambiente diverso, ma devo dire che grazie ai compagni e a tutto lo staff, fin dal primo giorno mi sono sentito subito importante, avvertendo di essere uno del gruppo. La scorsa stagione ho vissuto la cavalcata che ha portato a questa storica promozione e nelle ultime giornate sentivamo la pressione che diventava come un cappio: non riuscivamo a segnare e vedevamo l’obiettivo restringersi ogni giorno di più. E’ stato bello vivere l’emozione della conquista della Lega Pro unica in casa contro il Castel Rigone. Emotivamente l’ho sentita in particolar modo, mentre adesso mi sento più tranquillo”.
Sei ancora un tesserato del Parma: un pensiero alla serie A ce lo fai?
“Io sinceramente cerco di ragionare per step e per obiettivi: voglio realizzare in primis quelli a breve, medio e lungo termine. La serie A tra virgolette è a medio o lungo termine, poi non si sa cosa ti può riservare la vita. Molto dipende da me, da quanto lavoro per arrivare a coronare questo sogno”.
In percentuale quanto conta l’impegno e il desiderio di arrivare in alto?
“Mediamente intorno al 70-80%”.
fonte: tuttolegapro
