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2 Luglio 2022
Foggia Calcio

Tommasi (presidente AIC): “Assurdo giocare al Sud a mezzogiorno”

Dopo l’elezione di Carlo Tavecchio alla presidenza della Figc e l’avvento dello “spezzatino” in Lega Pro, che rivoluziona il sistema calcio imponendo di giocare quasi tutti i giorni, ha contattato il presidente dell’associazione calciatori Damiano Tommasi, per sentire un suo parere su questo e altre problematiche del nostro calcio.

Cosa ne pensa il presidente dell’Aic di questa rivoluzione in Lega Pro, dettata dalle esigenze televisive?
“I problemi saranno principalmente dovuti agli orari. E’ assurdo giocare al Sud alle 11 o per l’ora di pranzo in estate oppure al Nord di sera in inverno, questo porterà un po’ di caos a causa delle condizioni climatiche. Purtroppo anche in Lega Pro comandano le Tv e sono loro che portano soldi alle società”.

La spalmatura toglierà visibilità al calcio giovanile di solito protagonista del sabato insieme alla serie B?
“La visibilità dipende dal livello tecnico e dalla qualità del prodotto che si vende. Già adesso si spendono soldi per trasmettere partite del campionato érimavera, ma se non ci si impegna a far fare il salto di qualità ai nostri settori giovanili la gente si allontana dal campo e non verrà attratta neppure dall’offerta televisiva. Lo stesso vale per la Lega Pro. Diciamo che guardare più alla visibilità che alla qualità non è un bell’affare”.

La scorsa estate l’Aic ha ingaggiato e vinto con la Lega Pro la battaglia sull’età media, dopo un anno come stanno le cose?
“Fu una battaglia per una buona causa, non volevamo certo penalizzare i giovani ma ritenevamo quello del calcolo dell’età media un sistema lacunoso e poco meritocratico. Se un giovane è forte deve giocare senza dover tenere la calcolatrice in mano. La nostra idea era quella di non renderlo obbligatorio o troppo rigido, perché l’età media era un palliativo e un sistema che di fatto non premiava chi vuol lanciare i giovani. In altro modo abbiamo cercato di premiare chi investe nel settore giovanile con istruttori qualificati, e speriamo che questo lavoro dia dei buoni risultati”.

Per la presidenza FIGC avevate candidato Demetrio Albertini, ma alla fine ha vinto Tavecchio. Proprio non vuol ringiovanirsi il calcio?
“Albertini secondo noi era la figura adatta per portare una ventata di novità nel nostro calcio, è stato un grande giocatore e conosce anche il sistema federale essendo stato già vice presidente nell’era Abete. Da Tavecchio ci aspettiamo che metta il progetto sportivo al centro del suo mandato presidenziale, noi cercheremo di interagire e cercare di portare qualche novità per dare finalmente una svolta ad un mondo che sembra non accettare le novità”.

Tante le problematiche del gioco più bello del mondo, a cominciare dagli stadi. Come può uscire il calcio italiano dal pantano?
“Io ho giocato per 4 mesi in Inghilterra e gli stadi sono vecchissimi. I disagi nei nostri stadi non sono dovuti all’età degli impianti ma alla poca cura degli stessi. Noi riteniamo funzionale dare al tifoso tutti i servizi e garantire la sicurezza delle strutture, purtroppo il grande business intorno al calcio sposta il tiro. Questo dipende molto dagli obiettivi delle società, che preferiscono curare gli interessi del tifoso televisivo rispetto a quello da stadio. Vedere stadi semi vuoti non fa certo piacere ad un calciatore, ma nemmeno alle televisioni. Mandare in onda una partita dove c’è poco pubblico non alimenta l’attrazione televisiva, anzi. Penso che paradossalmente il problema degli stadi potrebbe essere risolto, negli anni, dalle stesse Tv. Credo poi che alla base di tutto non ci sia ancora una cultura sportiva pienamente formata nel nostro paese”.

fonte: tuttolegapro

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