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19 Maggio 2024
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Il Foggia di Balestri, un gruppo vincente anche dopo 38 anni

Cronaca di una giornata a casa di Roberto Balestri, di una maglia ritrovata dopo 38 anni e di un Foggia Calcio da sempre vincente

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Ragazzi, giovani foggiani, ascoltatemi bene. Dimenticate per un attimo la squadra dei nostri giorni perché voglio raccontarvi la favola di un grande Foggia Calcio, stella nel panorama del calcio nazionale. Non cadete in errore, non mi riferisco allo squadrone di Zeman, mi riferisco al mitico Foggia degli anni ’70, quello che faceva “l’ascensore” tra serie a e serie b, in una categoria che rappresentava davvero l’elite dello sport italiano, con sole sedici squadre e fior di campioni a vestirne le maglie. C’erano Mazzola, Riva, Rivera, Altafini, Bettega, Sala, Graziani, Pulici, Antognoni, De Sisti, Anastasi e chi più ne ha, più ne metta.

Rimanere a galla ed evitare di annaspare era un’impresa. Eppure il Foggia ci riusciva (fatta eccezione per retrocessioni patite in modo quantomeno dubbio). Il Foggia era lì, a competere con loro. Io, come voi, non ho avuto modo di vederla quella squadra (maledetta anagrafe), ma ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere quasi tutti i ragazzi che indossavano la maglia rossonera in quel periodo. Vedendoli assieme, parlando con loro, ho capito subito perché quella squadra era vincente. Semplice, quella squadra era un vero gruppo di amici. E lo sono tutt’ora, quando si rincontrano dopo mesi per una giornata di ricordi ed emozioni.

L’ultima occasione è arrivata ieri. Maestro d’orchestra il solito Francesco Doria, super tifoso rossonero residente nel bergamasco, grande amico del capitano Pirazzini (nonché del sottoscritto, per mia buona sorte), ribattezzato con l’affettuoso nomignolo di “terremoto” per le sue capacità di smuovere le acque in una città radicata troppo spesso nei suoi “no”, “vediamo” e “forse”. Nella splendida location del giardino di casa di Riccardo Balestri, figlio del grande mister della promozione del ’76 (nonché storico responsabile del settore giovanile rossonero), i ragazzi di quel Foggia si sono riabbracciati e stretti attorno al loro maestro. Visibilmente emozionato.

C’erano Bruschini, Garzelli, Grilli, Tamalio, Sali, Colla, Sasso e l’ex primavera Benso. Scopo principale dell’incontro è stata la riconsegna a Moreno Grilli della maglia numero 7, proprio quella che indossò quando il Foggia superò 1-0 il Novara approdando in serie a. Lui stesso l’aveva regalata a Riccardo, figlio di Balestri, nell’immediato post partita. Un evento ben congegnato e carico di pathos. Quando Moreno ha rivisto quel drappo in lanetta dai colori ancora brillanti, lucenti, ha quasi l’istinto di abbracciarlo e lo indossa…38 anni dopo l’ultima volta. Gli sta ancora a pennello. E il tempo sembra tornare indietro.

La giornata all’ombra degli alberi della campagna pisana, trascorre tra risate e aneddoti, sbicchierando buon vino toscano (non poteva essere altrimenti vista la straordinaria ospitalità della famiglia Balestri). Come per magia gli anni spariscono, la patina di polvere vola via, e tutto sembra tornato a 40 anni fa. Il gruppo si vuole ancora bene e scherza come se non si fossero mai lasciati. Perché forse non si sono mai lasciati, con il cuore e con la mente sono stati sempre l’uno vicino all’altro. Proprio come accadeva in campo in quei giorni. La straordinaria forza di questi ragazzi è anche la capacità di coinvolgerti, di non isolarsi in un mondo tutto loro, e a dir il vero ne avrebbero anche tutte le ragioni. Io non sono potuto essere lì (se non con il cuore) ma tutti mi chiamano al telefono e con ognuno è una storia da raccontarsi, una parola da scambiarsi, un’emozione particolare (ma quello che ci siamo detti me lo porterò dentro io, perdonatemi se lo custodisco con un pizzico di gelosia). Ebbene, mi fa strano dirlo, anche perché non sono mai stato calciatore se non un pessimo stopper (da far inorridire Bruschini), ma loro mi hanno fatto sentire parte integrante del gruppo. Uno di loro. Da sempre, sin da quando grazie alla produzione Emmerreventi ebbi l’onore di condurre la manifestazione “Il passato che dona il futuro”.

Che brividi. Adesso capite, giovani foggiani, perché il Foggia è stato grande? Perché in quel Foggia ci sono stati grandi calciatori e uomini straordinari, che hanno amato i colori rossoneri e che meritano l’amore dei foggiani.

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