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17 Agosto 2022
Serie B

Castel Rigone, Vicedomini: “Ho rischiato la paralisi, grazie a chi mi ha salvato. Perugia era nel destino”

Vorrei raccontare la mia storia non solo per ringraziare il personale dell’ospedale di Perugia ma anche per dire a chiunque deve affrontare un problema di salute, di non lasciarsi travolgere dalla paura, perché nelle mie due settimane di ricovero, ho toccato con mano quanto grande sia la professionalità e l’umanità delle persone che assistono i malati”: si presenta così Carlo Vicedomini, 28 anni, centrocampista del Castel Rigone, che proprio in queste ore ha ricevuto dai medici che lo hanno curato la notizia che potrà tornare a giocare. Vicedomini, all’Ufficio Stampa dell’azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, racconta la sua vicenda, partendo dalla drammatica domenica del febbraio scorso, mentre era in famiglia, a Lecce, perché fermato da una squalifica: “Improvvisamente, in stato di assoluto benessere, accusai un malore che durò più di 5 minuti, una crisi epilettica, mi spiegarono dopo i medici del pronto soccorso di Lecce. Mi sono preoccupato tantissimo e subito dopo ho chiamato il medico sociale della mia società, il dottor Trinchese, che mi ha sollecitato a rientrare a Perugia per gli accertamenti. Fatta la risonanza, è stato subito tutto chiaro, avevo come una “pallina” in testa, vicino l’encefalo”.

Mentre racconta la sua storia Vicedomini rivolge costantemente lo sguardo verso Alessandra, la compagna e il figlioletto Edoardo, due anni, che continua a ripetere ”Papà bua, Papà bua”, indicando la cicatrice alla testa che è il solo segno apparente di un complesso intervento chirurgico, cui il calciatore è stato sottoposto tre settimane fa presso la S.C. di Neurochirurgia del S. Maria della Misericordia.

Continua l’ex Lecce: “Ho rivisto spesso alla moviola questo “incidente di percorso”, che si è inserito all’improvviso nella mia vita, e posso dire di aver provato paura solo una volta, quando visto un medico che stava cercando le parole giuste per comunicarmi la diagnosi. A darmi la forza, direi perfino la serenità di affrontare tutto, è stata la fede. Non sono un cattolico dell’ultima ora, uno che si è messo a pregare quando gli hanno detto che cosa gli era capitato. La fede mi ha aiutato molto, per il resto mi sono affidato ad una piccola qualità che credo di avere, saper leggere negli occhi delle persone che ho incrociato nella mia vita sportiva e non. E’ andata cosi anche questa volta: quando mi sono seduto di fronte al dottor Castrioto, ho capito alla svelta che lui avrebbe fatto potuto risolvere il mio problema”.

La conferma arriva proprio dal Dottor Corrado Castrioto, oltre 3500 interventi chirurgici in oltre 30 anni di professione: “Gli accertamenti avevano evidenziato un meningioma, una forma rarissima in un giovane come Vicedomini, la percentuale di tali patologie in persone dai 20-30 anni ha una incidenza dell’ 1,5% rispetto ai tumori primitivi. L’intervento è andato bene, senza alcun imprevisto, ma la sede dove sono siamo intervenuti per rimuovere la lesione ha richiesto tempo ed impiego di tutte le strumentazioni più avanzate della nostra sala operatoria, perché localizzata in prossimità dell’encefalo”.

Ci sono tante coincidenze in questa storia che Vicedomini ha voluto espressamente raccontare nei dettagli, presentandosi spontaneamente presso la Direzione Medica dell’Ospedale, per testimoniare tutta la riconoscenza agli operatori sanitari e con loro alla città di Perugia : “Qualche anno fa, quando sembrava che potessi fare una carriera molto più importante, il Perugia Calcio avrebbe voluto ingaggiarmi, l’allenatore Sarri mi aveva visto giocare e voleva darmi un compito importante nella squadra. Poi tutto saltò, ma evidentemente Perugia doveva entrare con forza nella mia vita. I medici mi hanno detto che quel meningioma si era formato nella mia testa da chissà quanti anni.
Durante l’intervento chirurgico il rischio di una complicazione è stato elevato perché, mi era stato spiegato, potevo anche restare paralizzato alla parte destra del corpo. Ho capito dopo perché , al mio risveglio dopo l’operazione, durata oltre 8 ore, il dottor Trinchese ha voluto stringermi la mano destra.
Complimentarmi per l’assistenza ricevuta è un obbligo, perché ho ricevuto il meglio in fatto di assistenza ed umanizzazione. Quanto a Perugia, posso dire di averla vissuta prima della malattia ed ora che sono in convalescenza. Abitiamo a due passi dal centro storico, la passeggiata per Corso Vannucci la conosco dai primi giorni che ho abitato qui. Non conosco il mio destino ,ma questa vicenda mi ha insegnato molto, resterò per sempre assieme alla mia famiglia legato ai tanti amici vecchi e nuovi che mi sono stati vicino. Con Alessandra avevamo deciso di sposarci entro il 2014, ma ora abbiamo anche fissato la data e quel 21 giugno il nostro pensiero sarà rivolto al Dottor Castrioto: vogliamo dedicargli quella giornata. Con lui c’è una sintonia perfetta, siamo entrambi di poche parole, ci basta poco per intenderci. Proprio oggi mi ha detto che potrò riprendere a correre fra un paio di mesi, ma il futuro non mi spaventa. A Perugia ho trovato non solo una colonia di leccesi che mi ha fatto sentire a casa mia (il riferimento è ai dottori Trinchese e Castrioto e al direttore sportivo del Castel Rigone, Luca Quarta NdA). Quando ha conosciuto la diagnosi anche il presidente Brunello Cucinelli ha voluto incoraggiarmi e rassicurarmi che ero in buonissime mani. Anche quell’incoraggiamento mi è stato di grande aiuto”.

fonte: tuttolegapro

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